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Agricoltura – Pesca – Prodotti alimentari

1. Politica Agricola Comune (PAC)

Punti principali:

  • Futuro dell’agricoltura nell’UE allargata
  • Colture per produrre energia: un settore importante
  • OGM e sicurezza alimentare
  • Combattere le frodi per sussidi alla produzione
  • Si avvicina la revisione della PAC

La politica agricola dell’UE risale al 1957, quando i firmatari del Trattato di Roma definirono il quadro generale di una politica agricola comune, con la carestia del dopoguerra ancora fresca nella memoria. I principi e i meccanismi della Politica Agricola Comune (PAC) furono allora definiti dai sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea e nel 1962 entrò in vigore la PAC.

La PAC mira a garantire all’Europa l’autosufficienza nella produzione alimentare. I principi alla base della PAC sono rimasti gli stessi per decenni: prezzi garantiti per i prodotti alimentari, spesso al di sopra del livello mondiale dei prezzi, e sussidi basati sulla quantità prodotta, con poca attenzione per il problema della sovrapproduzione.

La PAC è la politica più radicata nella storia dell’UE rispetto a tutte le altre. Negli anni 1970, quasi il 70% del bilancio comunitario veniva speso nel settore agricolo. Dopo una serie di riforme, la parte di bilancio spesa per l’agricoltura è calata all’attuale 35% per il periodo finanziario 2007-2013. Nello stesso periodo, una percentuale maggiore (9,7%) è stata assegnata allo sviluppo rurale e all’ampliamento di altre responsabilità dell’UE.

La prima ondata di riforme della CAP ha permesso di ridurre la sovrapproduzione, buttando giù montagne di burro e svuotando laghi di latte. Ma nel 2002 svariati fattori hanno reso necessaria una iforma radicale della politica agricola dell’UE, comprese varie crisi alimentari, l’allargamento dell’UE, le obiezioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio alla PAC e la strategia dello sviluppo sostenibile definita al vertice di Gothenburg. Nel 2003 l’allora commissario all’Agricoltura, Pesca e Sviluppo Rurale Franz Fischler presentò una riforma della PAC che egli definì come il più radicale miglioramento mai apportato fino ad allora alla politica agricola dell’UE. Tra i suoi principali obiettivi figuravano:

  • La separazione tra sussidi e produzione
  • La richiesta di standard ambientali elevati, come pure nella sicurezza alimentare e nel benessere degli animali, come condizione per poter ricevere i sussidi
  • Più fondi allo sviluppo rurale invece dei sussidi diretti e al mercato
  • Tagli nei prezzi di intervento in molti settori

Dopo accesi dibattiti, i ministri dell’agricoltura accettarono di riformare la PAC. Anche se il legame tra sussidi all’agricoltura e quantità prodotta fu del tutto abolito, come era stato inizialmente proposto, la decisione finale rappresentò una rottura radicale con il passato con la maggior parte degli aiuti agli agricoltori proveniente da aiuti diretti, basati sulle dimensioni delle tenute agricole e non più sulla produzione.

La riforma ha anche preparato l’UE al cosiddetto “Doha Round” dell’OMC, il negoziato multilaterale per giungere alla liberalizzazione del commercio internazionale in cui l’UE ha proposto di abolire completamente i sussidi all’esportazione entro il 2013. Il negoziato è entrato in fase di stallo nel 2006. Quale che sia il suo esito, l’UE resta il maggior importatore mondiale di prodotti alimentari specialmente dai paesi in via di sviluppo.

Molti settori sensibili furono lasciati fuori nella riforma della PAC del 2003, compreso lo zucchero, il vino, le banane e l’orto-frutta. Da allora una radicale riforma dello zucchero fu approvata nel 2005 e nel 2006 e all’inizio del 2007 la Commissione ha proposto riforme del vino, delle banane e dell’orto-frutta.

Con la Commissione Barroso, Mariann Fischer-Boel ha preso il timone delle DG ribattezzata Agricoltura e Sviluppo Rurale, continuando a battersi per una migliore qualità e maggiore sicurezza dei prodotti alimentari, il rispetto della Politica di Sviluppo Rurale 2007-2013, progetti per creare colture da destinare alla produzione di energia, la semplificazione della PAC e la riduzione della burocrazia.

L’allargamento dell’UE da 15 a 27 membri ha lanciato nuove sfide alla PAC, dal momento che il numero degli agricoltori è aumentato del 70%.

Le organizzazioni agricole si sono dette soddisfatte delle decisioni dell’UE di fissare un tetto minimo del 10% per l’uso dei bio-carburanti per il trasporto entro il 2020. L’UE ha aperto la possibilità all’agricoltura di giocare un ruolo molto più incisivo nella lotta contro il cambiamento climatico, secondo quanto ritiene l’organizzazione agricola COPA.

I leader dell’UE si sono accordati per una revisione della PAC nel 2008. Nel 2009 è prevista una completa revisione del bilancio dell’UE che avrà senza dubbio conseguenze sul futuro della PAC anche oltre il 2013.

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